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Paragrafo 2 . Lo strappo di Lutero.
     
Una  delle  forme  di  maggiore arricchimento da  parte  della  Chiesa
cattolica   era  diventata  quella  della  vendita  delle  indulgenze.
L'indulgenza  era  un mezzo straordinario di remissione  dei  peccati,
delle pene e delle penitenze, che la Chiesa applicava al di fuori  del
sacramento  della  confessione. Essa era resa  possibile,  secondo  la
dottrina ecclesiastica, dai sovrabbondanti meriti spirituali

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di Ges, della Madonna e dei santi, che la Chiesa poteva trasferire ai
peccatori,  in  cambio  di  offerte  o  di  altre  azioni  considerate
meritevoli. Fra grandi polemiche, quella speciale remissione fin  per
comprendere  non solo le penitenze assegnate ai peccatori viventi,  ma
anche  le  pene presumibilmente inflitte da Dio a quelli defunti,  che
attendevano   in  Purgatorio  il  passaggio  verso  la  salvezza.   La
concessione   delle   indulgenze,   inizialmente   finalizzata    allo
svolgimento delle crociate, divenne con il Quattrocento un  contestato
e  scandaloso  mercato atto a tutti gli usi, i cui  proventi  venivano
incanalati  verso Roma per soddisfare soprattutto i bisogni  materiali
del papato e del suo stato.
     Proprio  nel  1517,  in  Germania, era in  corso  una  contestata
campagna  di  compravendita di indulgenze,  il  cui  ricavato  sarebbe
dovuto  andare per met a finanziare le smisurate ambizioni  politico-
religiose  di un principe-vescovo sostenuto da Roma, e per  met  allo
stesso papato, impegnato nella costruzione della nuova basilica di San
Pietro.
     Ma   in   un  oscuro  convento  sassone,  a  Erfurt,  un   monaco
agostiniano,  per  anni  preda  di  una  profonda  crisi  mistica   ed
ossessionato   dall'idea  del  peccato  e  del  raggiungimento   della
salvezza, Martin Lutero (1483-1546), si preparava ad attaccare a fondo
la politica e la dottrina della Chiesa.
     Partendo   dalla  sua  visione  particolarmente  pessimista   del
rapporto fra Dio e l'uomo, e convinto che quest'ultimo, per sua natura
peccatore, non fosse capace, n con i propri mezzi, n con  le  opere,
di  salvarsi,  elabor  una propria particolare convinzione:  soltanto
un'incrollabile  fede in Dio, maturata senza nessun'altra  mediazione,
attraverso  la  lettura delle Sacre Scritture, avrebbe potuto  salvare
l'uomo dalla dannazione eterna.
     Tantomeno avrebbero potuto salvare il cristiano l'acquisto  delle
indulgenze  e  dei meriti dei santi, che il papa si  era  arrogato  il
diritto  di  elargire,  ma  che costituivano  una  pratica  del  tutto
arbitraria.
     Lutero,   che   insegnava  teologia  biblica  all'universit   di
Wittenberg  ed  era  un  conoscitore attento  delle  Sacre  Scritture,
espose, probabilmente incoraggiato e sostenuto dai suoi seguaci e  dai
colleghi, questo suo pensiero sulle indulgenze attraverso l'affissione
alla  porta  della  cattedrale di una nutrita serie  di  proposizioni,
conosciute  come le "95 tesi": esse criticavano l'inutilit spirituale
delle  indulgenze,  le  errate scelte papali e  l'impoverimento  della
Germania dovuto a questi ingiusti esborsi.
     Invitato   dalle  autorit  ecclesiastiche  a  ripudiare   quelle
accuse, egli, sotto la protezione del suo potente principe, l'elettore
Federico il Savio di Sassonia, non solo ribad le proprie convinzioni,
ma   port  l'attacco  alla  Chiesa  ed  al  papa  fino  alle  estreme
conseguenze.  Attraverso  tre opuscoli, che  si  diffusero  a  macchia
d'olio  grazie  alla  stampa, egli oper  nel  1520  il  suo  distacco
definitivo  dalla Chiesa, invitando i principi tedeschi ad intervenire
contro la degenerazione delle gerarchie, tuonando all'indirizzo  della
corruzione papale e bollando come inutili e dannose tutte le  norme  e
le  istituzioni ritenute non coerenti con le Sacre Scritture, compresi
i  sacramenti.  Fra  questi  egli salvava  soltanto  quelli  istituiti
direttamente da Cristo, come il battesimo e l'eucarestia, della  quale
negava  comunque la transustanziazione (la trasformazione  miracolosa,
operata dal sacerdote, del pane e del vino in corpo e sangue di Ges):
l'uomo  non  era  capace di tali miracoli. Colpite cos  le  gerarchie
ecclesiastiche,  che  finivano  per  risultare  del  tutto   superflue
riguardo  alla salvezza del credente, Lutero legittimava una sorta  di
sacerdozio universale, nel
     
     p 161 .
     
     quale  ciascun  cristiano, bench guidato da  "pastori",  con  la
sola  lettura della Bibbia e la professione della fede in Dio,  poteva
raggiungere la salvezza eterna.
     La  Chiesa  rispose a questo attacco con la bolla Exsurge  Domine
et   iudica,  che  condannava  Lutero  come  eretico,  invitandolo  ad
abiurare;  ma  l'ex  monaco  sassone poteva  contare  ormai  su  vasti
consensi  ed  importanti appoggi, grazie ai quali  riusc  ad  evitare
l'incarceramento  e  la  condanna al rogo,  diversamente  dall'eretico
boemo  Hus  e  dal  moralizzatore Savonarola: la  bolla  papale  venne
pubblicamente  bruciata nel dicembre del 1520.  Mentre  si  poneva  in
grave  contrasto con la Chiesa di Roma e si apprestava ad  organizzare
una  struttura  ecclesiastica  alternativa,  Lutero,  in  forza  della
visione  fortemente  riduttiva  che  aveva  sviluppato  nei  confronti
dell'uomo, entr in conflitto anche con l'umanista Erasmo, il pi noto
intellettuale   europeo   dell'epoca,  impietoso   fustigatore   della
mondanit  ecclesiastica.  Erasmo,  pur  criticando  profondamente  le
deviazioni  della  Chiesa,  non accett  i  fondamenti  della  Riforma
luterana  e  ribad con l'opera De libero arbitrio il suo credo  nelle
capacit del cristiano di contribuire alla propria salvezza. Con il De
servo   arbitrio  Lutero  ribatt  la  tesi  dell'umanista   olandese,
confermando la sua visione pessimistica sulle possibilit umane di una
redenzione attraverso le azioni.
     In  effetti  l'attacco  di Lutero aveva  catalizzato  al  momento
giusto  il diffuso rancore che gran parte della nazione tedesca covava
per la Chiesa romana, la quale deteneva in Germania ingenti ricchezze,
influenzava   l'elezione  dell'imperatore  e  sottraeva  continuamente
risorse  con  le  decime  e  le indulgenze.  Ogni  ceto  sociale,  dai
contadini   ai  grandi  feudatari,  vide  nella  rivolta   di   Lutero
un'occasione di riscatto o di personale vantaggio; molti  principi  ne
fecero   un   portabandiera  contro  gli  avversari  ecclesiastici   e
l'imperatore   cattolico  Carlo  quinto;  i   piccoli   feudatari   ne
sfruttarono la polemica contro la gerarchia cattolica per  cercare  di
impossessarsi delle propriet ecclesiastiche; i contadini, sempre  pi
tartassati  dai  propri signori, trovarono soprattutto  nei  frequenti
richiami  ai motivi evangelici dell'uguaglianza fra gli uomini,  oltre
che  nelle ripetute polemiche di Lutero con i ricchi e con i  potenti,
una spinta a ribellarsi ai loro padroni.
     Alla  condanna definitiva di Lutero sancita nella dieta di  Worms
(1521),  davanti  all'imperatore Carlo quinto  (1519-1556)  -  cui  il
monaco  agostiniano  fu  ancora una volta sottratto  dal  suo  potente
protettore  -,  segu in Germania un decennio tumultuoso,  durante  il
quale si susseguirono, in nome o contro la riforma luterana, guerre  e
scontri fra piccoli e grandi feudatari, fra signori e contadini e  fra
principi riformisti e principi cattolici, compreso l'imperatore.
     Il  conflitto  pi sanguinoso fu quello che oppose  ai  feudatari
centinaia di migliaia di contadini, guidati da un ex collaboratore  di
Lutero, Thomas Mnzer (1467-1525), che predicava l'uguaglianza sociale
e l'avvento sulla terra del regno di Dio. Alla violenza e ai saccheggi
dei  rivoltosi, principi, prelati e classi dominanti urbane  risposero
con una dura repressione, appoggiata dallo stesso Lutero, timoroso  di
veder  danneggiata  la  sua causa e ancora legato  all'idea  medievale
dell'obbedienza  alle  istituzioni, in quanto volute  da  Dio  per  il
mantenimento  dell'ordine  sociale. La  rivolta  si  concluse  con  la
disfatta  dei  contadini a Frankenhausen (1525) e con  la  condanna  a
morte di Mnzer.
     Crescevano   intanto   gli  attriti  fra  i   principi   tedeschi
favorevoli  alle  riforme  e  l'imperatore  Carlo  quinto,  alle   cui
intimazioni  di  ritornare  alla  piena  ortodossia  cattolica  e   di
ripristinare le gerarchie
     
     p 162 .
     
     deposte  essi  risposero  prima  con  un  documento  di  protesta
ufficiale presentato all'imperatore alla dieta di Spira del  1529,  da
cui  nacque  il  termine "protestante", e poi con l'istituzione  della
lega  di  Smalcalda (1532), un'alleanza militare che  si  sarebbe  ben
presto inserita nelle lotte in corso tra la Francia e l'impero per  la
supremazia in Europa.
